Il Mio Retrocomputer (prima parte)

Qualche giorno fa avevo buttato giù un po’ di righe pensando ad un nuovo mastodontico progetto letterario: raccontare la storia della mia vita da un punto di vista strettamente informatico. Dopo aver archiviato rapidamente la cosa sento però il bisogno di condividere quello spunto iniziale coi miei 24 lettori. Potrà non fregarvi ma a quei pezzi di ferraglia in fondo voglio ancora un gran bene.

Il mio primo computer non era un vero computer nel senso in cui consideriamo il termine oggi. Oggigiorno quando si parla di “computer” si sottointende si stia parlando di un compatibile x86 (quelli che una volta erano chiamati IBM compatibili). Il termine adatto secondo wikipedia è “home computer”: dietro quelle due parole si cela una miriade di sistemi diversi tutti praticamente incompatibili tra loro. Se eri fortunato ed avevi un sistema “famoso” il problema era relativo data l’enorme presenza di software e hardware a disposizione.
Il mio però non era un Commodore od uno Spectrum ma uno sconosciuto home computer prodotto dalla Olivetti. Purtroppo non aveva molto a che fare con la gloriosa storia della Olivetti dei primi anni ’80 ma era semplicemente il rebranding di un francesissimo Thomson MO6. Ma al tempo immagino nessuno in Italia lo sapesse ed in molti commisero l’errore di anteporre l’orgoglio nazionale all’effettivo valore del prodotto.
Il “glorioso” PC-128 ai miei occhi era ugualmente uno strumento affascinante: ero sicuramente troppo piccolo per prendere in considerazione tutti i fattori sopraelencati e come ogni bravo bambino il fatto di avere un nuovo “gioco” mi rendeva felicissimo. Mio padre invece cercò di utilizzarlo per imparare qualche rudimento di programmazione Basic, cosa che si rivelò qualche anno dopo totalmente inutile: il passaggio all’utilizzo del DOS e dei programmi rendeva ogni competenza di quel tipo tranquillamente trascurabile. Per me invece, passato qualche anno in cui lo usavo unicamente per giocare scoprii che programmarlo mi dava molta più soddisfazione (chissà come mai preferivo giocare col Nintendo 😀 ).
Le ore passate a scrivere improbabili programmi e a leggere il manuale sono tra i ricordi più cari che mi porto dentro. Quel piccolo tomo di spessore non trascurabile e dall’aspetto vissuto giace ancora in un piccolo mobiletto dell’Ikea assieme ad altre cosucce informatiche dei tempi andati, mentre la macchina è in una scatola messa da parte e mi piacerebbe accenderla prima o poi. Chissà come sarebbe scrivere su quella tastiera dal layout improbabile (eppure rigorosamente meccanica, come molte in quegli anni del resto).
Se volete farvi un’idea di come fosse giocare col PC-128 vi segnalo l’utilissimo emulatore DCMOTO: se riuscite a superare l’idiosincrasia per il francese nella sezione giochi potrete trovare dei file pronti all’uso (vi consiglio Sortilèges 😉 ).

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Informazioni su Fabio

Studente universitario (pessimo), scrittore a tempo perso, fine estimatore di libri e musica (ma anche no), nippomane.
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