Ritrovamenti inaspettati

Il bello di aver scritto tante cazzate nel corso degli anni è la perversa soddisfazione di ritrovare qualcosa di cui non si aveva alcuna memoria. E’ da ieri che mi chiedo se questa mia scoperta sia degna di essere condivisa, se quei foglietti scritti svariati anni fa abbiano dignità di esistere. Con un po’ di fatica ho deciso di accettare quel che il passato ha da
offrirmi… brutto o bello che sia. Tirate un bel respiro, tenetevi stretti i vostri pensieri felici: welcome to the dark side.
 

Qualcuno lo definirebbe come “ritorno alle origini”. Qualcun altro come un
tentativo fine a se stesso, senz’anima. Io amo pensare a qualcosa di
diverso, ad una nostalgia mediata dall’esperienza, un voler rivivere qualcosa
che non c’è più.
 
 
Appunti di informatica libera

Lucio osservava sognante il suo bicchiere. Era un bicchiere come tanti
altri, uno di quelli di plastica bianca fatti per prendere il caffé.
Un bicchierino da caffé, semivuoto. La tenue luce della lampada ad
incandescenza illuminava il bicchiere, mostrando il suo contenuto:
un liquido verde smeraldo, dall’odore caratteristico.
Un’altra giornata era finita, il mondo era in quella fase dove la maggior
parte delle persone dormivano. Persone che avevano un lavoro, una
concreta ragione per attendere il nuovo giorno. Lucio non era tra queste
persone.

“Ogni giorno fatico a trovare motivi per continuare a vivere. Quel bicchierino è
una delle poche cose che riesce a farmi dormire e a darmi un po’ di pace”

Nessuno immaginava come fosse fatta la vita di Lucio: ciascuno coglieva un particolare,
vedeva un qualcosa di “strano”. Ma non abbastanza da destare una reale
preoccupazione. I suoi pochi amici non capivano il perché delle sue azioni, dettate
da una logica oscura.

“Tutti hanno facebook: devi avere facebook.
Tutti sono truzzi: devi esserlo anche tu.
Tutti amano divertirsi, nessuno è malinconico: non hai alcuna ragione di
essere come sei.”

Lucio aveva abbracciato la visione opposta, aveva scelto il sentiero meno
battuto. Ora era solo, chiuso nel suo mondo senza speranze.
I fallimenti della sua vita lo avevano reso introverso, restio ad
aprirsi agli altri, che d’altronde difficilmente lo avrebbero capito.
Ma dopotutto, cosa c’era da capire? Aveva scelto la diversità
come ragione di vita, ed ora era tardi per tornare indietro.

“Qualche anno fa non mi dispiaceva meditare e riflettere sulla
mia esistenza. Ora, il semplice pensiero di ciò mi fa stare
male, mi distrugge. Ho scelto tra l’eterno dolore e
l’inconsapevolezza, ho scelto l’opzione sbagliata.”

Le ore della notte scorrevano come un’onda non sincronizzata
nell’oscilloscopio: lentamente ogni cosa si spostava per poi tornare
dov’era. Tutto va avanti per poi tornare indietro.

“Sento le persone soffrire, a volte soffro anch’io per loro.
Poi esasperato, guardo alla mia vita e penso solo a come potrei
morire…”

Gli unici istanti di gioia ormai sono quelli in cui Lucio dimentica
di soffrire, quelli in cui dimentica di essere al mondo.
Le sue riflessioni sul suicidio risalgono all’adolescenza, un periodo
in cui molti vivono l’inquietudine del cambiamento e la perdita
delle certezze. Un oscuro pensiero lo perseguitava, quello di
voler decidere l’età in cui smettere di vivere.

“Non voglio avere una famiglia.
Non voglio appartenere a una chiesa.
Nessuno può salvarmi dalla vita che sto vivendo”

Quella notte, un sonno senza sogni lo cullò fra le sue braccia. La morte, nascosta
dietro un angolo, lo osservava compiaciuta. Quanti anni ancora avrebbe resistito,
quanti mesi lo separavano dall’inevitabile?

L’orologio segnava le nove e trenta e il bicchierino era lì dove Lucio lo aveva
lasciato. Lucio aprì gli occhi, sereno: non aveva ancora ripreso coscienza della
sua condizione. Volse il suo sguardo verso la cesta ai piedi del suo letto, e
vide il suo gatto, ritto sulle zampe, che reclamava il primo pasto della
giornata:

“Ho capito, ho capito. Non ti muori mica di fame se aspetti cinque minuti…”

Il gatto miagolava, impaziente. Lucio non poteva sapere che lo stava aspettando
da più di un’ora, in religioso silenzio.
Quei pochi minuti che seguivano il risveglio erano i migliori della giornata, quelli
che mettevano insieme le poche ragioni che lo tenevano in vita.
Il suo gatto era una di queste: Lucio lo aveva trovato incastrato in mezzo a una
siepe, in evidente stato di denutrizione. Lo aveva preso, nutrito e coccolato,
e dopo qualche tempo era divenuto una costante nella sua vita:

“Maledetto rompicoglioni, pensa solo a mangiare e a dormire!”

Ottenuta la sua razione, il felino era tornato alla sua cesta, visibilmente soddisfatto.
Lucio lo osservava, melanconico, mentre la consueta depressione tornava
a reclamare la sua parte. Da bambino sognava spesso di essere un gatto,
essere libero, non fare niente dalla mattina alla sera.
Qualche anno dopo aveva compreso l’errore, e aveva corretto il tiro: il suo
unico desiderio era di essere felice. Poi era stata la volta dell’amore,
ed infine, giunto allo stadio finale dell’evoluzione del suo pensiero, si
era rivolto alla conoscenza.

“Vorrei essere consapevole, conoscere me stesso e il mondo”

Inizialmente, si era limitato a ridurre i rapporti con gli
altri, gli sballi che limitavano i suoi pensieri ed ogni
tentativo di trovare l’amore.
Poi aveva volto lo sguardo verso l’abisso, con occhiate
fugaci: l’abisso lo interessava, riluceva di un
nero brillante. Col tempo, Lucio era riuscito a tirare
fuori qualche tesoro dall’abisso, lo aveva ripulito dal catrame
e messo fra le cose più care. Ma un giorno il suo sguardo
si era spinto troppo oltre, e aveva visto ciò che non avrebbe
mai dovuto vedere:

“La tua vita è inutile. Niente di ciò che farai
cambierà questo fatto, ormai hai sprecato tutte le
tue occasioni”

Da quel momento, l’abisso divenne parte di lui, se non
la sua vera essenza. Un’essenza oscura, incapace di
gioire, volta unicamente all’autodistruzione.

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Informazioni su Fabio

Studente universitario (pessimo), scrittore a tempo perso, fine estimatore di libri e musica (ma anche no), nippomane.
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