What’s going on here? (quarto episodio)

Salve e benvenuti ad una nuova puntata del nostro “amatissimo” radiodramma testuale. Se vi siete persi le puntate precedenti niente paura, sono a vostra disposizione facendo scorrere il menù a tendina e selezionando la voce adeguata (racconti). Cosa ci aspetta in questa nuova rocambolesca puntata? Scopriamolo insieme…

   La nostra conversazione prese una piega del tutto inaspettata: al posto di sfottermi Lucrezia tentò di incoraggiarmi ma non volevo sentire ragioni. Avevo dedicato a quel gioco fin troppo tempo e l’indomani ero convintissimo della mia scelta. Per rompere con la routine che mi vedeva legato ad una sedia dalla mattina alla
sera decisi di darmi alla corsa. Superate le prime giornate in cui l’affanno mi raggiungeva dopo una decina di minuti riuscii finalmente a portare a termine il percorso che mi ero prefissato senza fermarmi mai.
Era passata una settimana dalla mia ultima partita a League of Legends ed era come se in quel breve lasso di tempo avessi cercato di recuperare quello che avevo trascurato. Ristabilii i contatti con alcuni vecchi amici e finalmente feci un’uscita di gruppo dopo che tutti mi avevano dato per disperso. Sulle prime gli altri facevano a gara per indovinare i motivi dietro le mie numerose assenze, ma fortunatamente riuscii senza problemi ad inventare una storia plausibile.
Tempo dopo, mentre come di consueto mi apprestavo a dirigermi sulla strada per fare l’abituale corsetta giornaliera una voce conosciuta richiamò la mia attenzione:

“Che fai, vai a correre anche oggi?”
“L’intenzione è quella, perché me lo chiedi?”
“Beh, avrei bisogno di un tuo parere… potresti salire su un attimo?”
“Se è una cosa veloce…”

   Fin da subito notai un’atmosfera diversa rispetto al nostro ultimo incontro. Il suo tono di voce mi sembrava decisamente diverso… come se stesse recitando una parte. Mi portò nella sua stanza che ben poco aveva da spartire con quella che ricordavo: le pareti tappezzate di poster avevano ceduto il passo a scaffali con libri e cd e dei peluche che riempivano la stanza ne era rimasto soltano uno. Sulla scrivania c’era un portatile acceso e sullo schermo riconobbi una schermata familiare.

“E’ uno scherzo, vero?”
“No, no… la tua storia mi ha incuriosito così ho deciso di provarci anche io”
“Non so se la cosa ti convenga… comunque cosa volevi sapere?”
“Beh, è da una settimana che provo a giocarci ma non c’ho capito niente… ti andrebbe di darmi una mano?”

   Quel giorno non andai a correre e mi dedicai anima e corpo nel fare da mentore per Lucrezia. Non era affatto facile tenerla a bada e mi ci volle non poca pazienza per farle riconoscere i suoi sbagli. Non le bastava sapere che una determinata cosa fosse sbagliata, voleva che le spiegassi per filo e per segno perché fosse così e per quale motivo la scelta che le proponevo fosse quella ottimale. Le sue meccaniche erano discrete nonostante fosse una neofita ma mancava del tutto di senso strategico. Guardarla giocare mi dava sensazioni contrastanti: da un lato mi ricordava le innumerevoli cose che mi avevano fatto amare quel gioco, da un altro la frustrazione costante ogni volta che compievo un errore.

“Che ne pensi? Sono stata brava?”
“Te la cavi per essere una novellina”
“Grazie… magari se ti va qualche volta potremmo giocare assieme”
“Non lo so… quando arrivi al 30 ne riparliamo”

   La brunetta abbozzò un sorrisino compiaciuto e in quell’istante capii di essere caduto nella sua trappola. I miei buoni propositi vennero prontamente dimenticati e la sera stessa ricominciai a giocare: dapprima con un paio di partite normali e poi ripresi a fare le classificate. Ero leggermente arrugginito ma compensavo con una lucidità che avevo dimenticato di possedere. Lo stress sembrava essere sparito ed il mio umore restò buono nonostante compiessi sbagli o la mia squadra stesse perdendo.
Il giorno successivo non ci fu bisogno che Lucrezia richiamasse la mia attenzione: non appena misi piede fuori dalla porta il mio sguardo andò automaticamente verso il suo balcone dove la trovai in attesa, sorridente. Bastò uno sguardo per capire cosa volesse, un cenno per far sì che mi trovassi a casa sua.

“Allora hai ricominciato a giocare?”
“Ovvio… lo sai che è solo colpa tua?”
“Ne ero certa…”

   Svariate ore passarono senza che me ne accorgessi. Parlavamo di qualunque cosa ci passasse per la testa ma principalmente le nostre conversazioni vertevano su LoL. Era come se avessi colmato un vuoto che nessun amico “virtuale” poteva riempire: nonostante lei sapesse poco di quel gioco era una gioia parlarle, guardarla mentre giocava o farci due risate mentre facevamo scommesse su SaltyTeemo.
Mentre cercavo qualcosa di interessante su Twitch la sua curiosità prese il sopravvento:

“Ma quel tipo con tutte quelle visualizzazioni chi è?”
“E’ un pro-player”
“Sarebbe?”
“E’ un giocatore stipendiato per partecipare a campionati e tornei”

   Lucrezia assunse un’espressione che difficilmente riuscirò a dimenticare e fu allora che mi fece la domanda più ovvia che le potesse venire in mente:

“Vuoi farmi credere che quel tizio lo pagano per giocare?”

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Informazioni su Fabio

Studente universitario (pessimo), scrittore a tempo perso, fine estimatore di libri e musica (ma anche no), nippomane.
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