What’s going on here? (secondo episodio)

“Per la rubrica a cadenza pseudocasuale “I racconti di Radio Atashi” va ora in onda il secondo episodio del radiodramma “What’s going on here?”. A causa della presenza di tematiche forti consigliamo l’ascolto ai minori solo se in presenza di un adulto.”

   Quell’estate, a differenza delle altre, la passai lavorando in fabbrica come manovale/uomo di fatica. Come tutti i ragazzi della mia età, la mia scelta non era certo dettata da ragioni nobili o come esperienza di vita, ma piuttosto banalmente dalla necessità di guadagnare qualcosa.
   L’obiettivo designato era l’acquisto di un pc: sulla carta per un utilizzo come supporto didattico, nella realtà come piattaforma di gioco. Ero stanco di appoggiarmi al computer di famiglia (un vecchio pentium 4 che ormai si accendeva per miracolo) e per questo passai un mesetto abbondante studiando la configurazione del mio primo pc. Vista la scarsità di risorse mi toccò fare di necessità virtù ed adeguarmi ad un setup decisamente modesto rispetto ai miei desideri.
  Ordinati i pezzi da un sito decisamente poco raccomandabile (voci affermavano che i prezzi vantaggiosi derivassero da pratiche non troppo legali) passarono 22 giorni prima di poter mettere le mani sui componenti del mio pc. Il ricordo del montaggio del dissipatore, una macchina infernale del tutto priva di istruzioni ancora mi perseguita… per non parlare della paura che avevo quando inavvertitamente feci un graffio sulla scheda madre a seguito di una manovra alquanto azzardata.
  Nonostante la mia inesperienza il pc entrò in funzione senza alcun tipo di problema. Dedicai la giornata successiva al software: dal sistema operativo al reader di file pdf, passando per svariati programmi per effettuare test hardware. I primi tempi passarono testando l’hardware e modificando le impostazioni di sistema per cercare di ottimizzarlo. Avevo del tutto dimenticato che lo scopo principale era quello di videogiocare.
  I primi giochi installati erano rigorosamente quelli ereditati dal pc di famiglia con l’aggiunta del set completo di rom mame che, per mancanza cronica di spazio non ero mai riuscito ad ottenere. Per qualche tempo la situazione mi soddisfò ed il desiderio di provare cose nuove rimase in un angolo della mia testa, pronto a rifarsi vivo quando le mie tasche me lo avessero permesso.
  In occasione di una festa di Halloween tristissima ritrovai un vecchio amico e tra un bicchiere ed un altro il discorso si spostò su una delle nostre passioni comuni: i videogiochi. Fui assai sorpreso nello scoprire che la sua nuova “fiamma” era un gioco “free to play” chiamato League of Legends. Dal poco che sapevo quel genere di giochi erano robetta, buoni giusto per passare qualche ora e dimenticabilissimi. Le sue parole invece descrivevano uno scenario ben diverso: quello di un gioco online dove a distanza di anni le persone continuavano a giocare cercando di migliorare le proprie abilità.
   Il giorno successivo mosso dalla curiosità cercai di scaricarlo ma con disappunto mi accorsi che la mia finta adsl avrebbe impiegato un numero imprecisato di ore per portare a termine il download. Non avendo nessuna voglia di aspettare lasciai cadere la cosa per qualche tempo.
   Un piovoso pomeriggio il mio gruppo decise di annullare la partita di calcetto serale dato che giocare all’aperto non sarebbe stata una buona idea. Profondamente scazzato decisi di rimettermi a scaricare quel gioco giusto per aver qualcosa da fare in serata. Nel frattempo mi dedicai alle mie solite robe: strimpellare la chitarra, leggere un paio di capitoli di un libro fantasy e giocare con la mia povera gatta intristita anche lei dal brutto tempo. Era ora di cena quando il download finalmente terminò.
  Come da programma, dopocena mi dedicai al nuovo gioco senza prestargli troppa attenzione. Il tutorial mi parve una roba davvero imbarazzante e la mia prima partita (anch’essa un tutorial) non mi fece una bella impressione. Fu quando incominciai una partita con i bot intermedi che capii che le cose non stavano affatto come pensavo. Quel gioco era tutto fuorché facile!
   Il giorno successivo, come svegliatomi da uno strano sogno mi buttai su ogni sorta di risorsa online contenente informazioni riguardanti il gioco. Non mi ci volle molto prima di arrivare su un sito che facesse al caso mio: una guida online rivolta ai neofiti proprio come me. Questa volta, compresi i rudimenti del gioco, riuscii a giocare una partita avendo una vaga idea di quello che stessi facendo.
   I giorni passarono e giocare a LoL divenne un’abitudine. Non avevo ancora avuto il coraggio di provare a confrontarmi con giocatori umani ma già intuivo che le cose non sarebbero state semplici: c’erano così tante cose da sapere, stili di gioco e personaggi da conoscere che mi sentii sopraffatto. Fu allora che decisi che quel gioco sarebbe divenuto parte integrante della mia vita.

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Informazioni su Fabio

Studente universitario (pessimo), scrittore a tempo perso, fine estimatore di libri e musica (ma anche no), nippomane.
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