What’s going on here? (esperimenti che potrebbero avere conseguenze inattese)

Innanzitutto premetto che quello che vi apprestate a leggere è un breve incipit nato per caso qualche giorno fa. Da tempo cercavo un’idea per cominciare un nuovo racconto (ogni volta spero diventi un romanzo 🙂 ) e quando finalmente sono riuscito a scrivere una pagina di quaderno (scrivo ancora a mano, non chiedetemi perché 😀 ) mi sono accorto di avere tra le mani qualcosa con del potenziale. Probabilmente non riuscirò a dare seguito alla cosa ma spero che il fatto di avervelo proposto mi sproni a continuare. Potrebbe essere l’inizio di un romanzo a puntate… magari!

     Era una gioia guardare il fuoco. Osservare le braci ardere, le cartacce librarsi come prive di peso ed i pezzi di legno annerire per poi bruciare. Sarà anacronistico apprezzare un camino acceso nell’era di Internet ma ai miei occhi non c’è nulla di meglio. Davanti ad un fuoco la mia mente si svuota ed ogni altro pensiero cessa di esistere. Se solo questo potesse durare per sempre…
   Le luci vengono accese: è il segnale che stavo aspettando. Un’altra lunga e faticosa giornata mi attende. Muovo le braci per spegnere il fuoco dato che nessuno avrà il tempo di starci appresso. Con passo deciso mi dirigo verso il salone principale dove trovo i miei compagni già pronti alle loro postazioni. Il Boss, ovvero un ragazzo sulla trentina col fisico scolpito da innumerevoli ore di palestra mi scruta, poi sconsolato mi indica l’orologio a muro:

“Un minuto di ritardo… proprio non riesci ad arrivare in orario?”

   Gli rivolgo un’espressione stanca, consapevole che la stessa scena si sia ripetuta innumerevoli volte:

“Fino a cinque minuti di ritardo sono comunque in orario, no?”
“Sì, ma preferirei che tu fossi qui al tuo posto esattamente come gli altri”

     Resto in silenzio ed abbasso il capo sapendo che ogni ulteriore replica non porterebbe il benchè minimo beneficio. Il Boss annuisce come se mi fossi scusato e si allontana. Dopo qualche passo arrivo alla mia postazione: una piccola scrivania col necessario per svolgere il mio lavoro ovvero un mouse, una tastiera, un paio di cuffie con microfono ed uno schermo a 27 pollici.
    Eseguo il login come di consueto ed ignoro le innumerevoli richieste di contatto che il client mi notifica. Non ho nessuna idea di chi siano tutte queste persone ma so benissimo perché lo fanno. Un brivido mi fa sobbalzare: devo aver trascorso troppo tempo davanti al fuoco. Accendo il piccolo termoventilatore posto di fianco alla mia sedia per allontanare quella sensazione spiacevole ma ovviamente è solo un inutile palliativo.
    Butto uno sguardo sulla scrivania accanto alla mia e vedo uno dei miei colleghi già al lavoro: lo sento parlare in una lingua a me sconosciuta. Cerco di capire cosa stia dicendo ma sfortunatamente, al netto di qualche termine inglese buttato quà e là non capisco nulla.

 “Ma perché non parla in inglese, maledizione? Sono quasi tre mesi che è arrivato qui…”

    Sospiro maledicendo quel giorno di Novembre in cui non avendo di meglio da fare ho cominciato. All’inizio sembrava tutto così semplice e divertente… purtroppo è da molto tempo che non è più così. Indosso le cuffie e clicco per cominciare la procedura. Il tempo di attesa stimato è di un paio di minuti ma ognuno di noi sa che in realtà possano essere molti di più. Per ingannare l’attesa decido di contattare uno dei miei colleghi con un programma di comunicazione.

“Buongiorno. Sei già dentro?”
“Sì, ho cominciato 1 minuto fa. Anche oggi il Boss ti ha cazziato, eh?”
“Lasciamo perdere… sembra quasi che lo faccia apposta. Sa benissimo che non può pretendere nulla da me”
“Lo sai come vanno ste robe… deve farlo per farci credere che comanda quando in realtà non fa niente”
“Lo so, lo so…”
“Scusa ma ora ti devo lasciare, hanno bisogno di me”
“Ok. A dopo allora”
“A dopo”

     Mi sarebbe davvero piaciuto farmi una chiacchierata ma so benissimo che in certi casi è meglio tagliare corto. Io stesso sono famoso per essere particolarmente intrattabile mentre sto lavorando. I miei compagni ormai sanno che se non li contatto io è inutile cercarmi online. Una piccola notifica appare ed abbozzo un sorriso: finalmente posso dire davvero che la mia giornata è cominciata.
    Visto da fuori potrebbe sembrare un comune lavoro da ufficio ma in realtà quello che occupo è uno dei posti più invidiati dai ragazzi di tutto il mondo: faccio parte di una squadra di League of Legends iscritta agli LCS.

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Informazioni su Fabio

Studente universitario (pessimo), scrittore a tempo perso, fine estimatore di libri e musica (ma anche no), nippomane.
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