Editoriale 21/02/2016

“Le parole sono importanti!”

E’ una domenica pomeriggio come tante altre. Dopo aver espletato i miei bisogni ed una volta adempiuto ai miei doveri mi dedico per necessità di cose alla nobile arte del cazzeggio. Riprendo in mano (metaforicamente dato che si tratta pur sempre di un file) un vecchio disco che ascoltavo in un passato lontano. Una canzone da 24 minuti fatta per scrivere mentre il resto del mondo continua a scorrere. Il cielo è terso ed il clima è temperato. Il clavicembalo continua ad emettere suoni per il godimento della mia anima…

“ma non stai ascoltando Octavarium?”

Sì ma la frase suonava così bene che ho preferito fare una citazione che nessuno coglierà. Il mood del pezzo è triste, melanconico… insomma proprio come piace a me quando sento il bisogno di scrivere qualcosa. Emozioni artefatte pronte per essere sfruttate come nella migliore tradizione dello Studio Key (a proposito… sto leggendo Clannad ed un giorno posterò le mie impressioni. “Spoiler!”). Alzo un po’ il volume per perdermi meglio nelle note e distruggermi meglio le orecchie (ma voi non fatelo a casa!).

“Still I swear that I…”

Sento i brividi. Non succede spesso, diciamo pure che non accade quasi mai. Solo i pezzi migliori sanno emozionarmi… sto diventando “piacevolmente insensibile”. Quanti anni sono passati? Ho perso il conto ormai. Il whatsapp continua a mandarmi segnali ma non ho ancora deciso cosa fare. Dovrebbe esser facile prendere una decisione dopo una sana camminata ma non faccio previsioni di sorta. Sento la mancanza di un po’ di sano esercizio fisico. Dovrei fare qualcosa, dovrei fare davvero qualcosa.

“I feel the relapse can’t break free”

Air guitar ed air battery si alternano alle mie battute sulla tastiera. Quale bambino si divertiva a scrivere con la macchina da scrivere? Io.

“e pensare che ci hai scritto persino quella che a tutti gli effetti potrebbe essere descritta come una rivendicazione sindacale mascherata da lettera anonima…”

Le citazioni si fanno esplicite come i siti di cam che affollano il web. Eppure pensavo di essere su Twitch per guardare gente giocare… evidentemente devo aver frainteso il tipo di gioco che avevano intenzione di fare. Credo di aver chiuso il cerchio dopo tanti anni di militanza internettiana… una volta ti collegavi per scaricare/guardare i porni mentre invece adesso sono i porni che ti vengono a cercare. Non c’è salvezza possibile, ormai…

“17 minuti”

Un meraviglioso assolo mi impedisce di continuare… ma io continuo lo stesso. Il finale in crescendo si avvicina, lo sento.

“Step after step
We try controlling our fate
When we finally start living it has become too late”

Un finale maestoso mi saluta. Sa già che un giorno ritornerò… come ho sempre fatto da tanti anni a questa parte. La circolarità, l’infinito susseguirsi di eventi che si ripetono, il rito stesso di riascoltare una canzone fatta per essere una summa di ciò che la musica ha sempre rappresentato. Il viaggio volge verso la fine… è stato bello finchè è durato 🙂

Annunci

Informazioni su Fabio

Studente universitario (pessimo), scrittore a tempo perso, fine estimatore di libri e musica (ma anche no), nippomane.
Questa voce è stata pubblicata in La voce di Radio Atashi e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...