A grande richiesta…

Per la serie “progetti accantonati e mai portati a termine” porgo alla vostra attenzione questo breve racconto. Al momento non ha un titolo definito quindi se avete idee a riguardo sarò lieto di ascoltarvi 😉


   Una voce lontana mi chiama. I gatti, curiosi osservatori, mi guardano alla ricerca di risposte. Non posso fare a meno di pensare all’ultimo disco che ho ascoltato: un delirio psichedelico messo in musica da quello che in altri tempi avrebbero chiamato “filosofo”.
 Filosofia, amore per la conoscenza… un qualcosa di rivoluzionario in un mondo come il nostro, imperniato sulla superficialità, sulle apparenze.

“Ciao! Hai un minuto per aiutarmi? Non è niente di difficile…”

   I miei gatti avevano ragione. I miei gatti hanno sempre ragione. Diffidano delle persone troppo gentili. Diffidano di quelli che fanno richieste semplici solo in apparenza. Persone con cui esci per qualche sera, con cui condividi una cena o due e di lì a poco vorrebbero ridefinire la tua scala di valori. Valori che dovrebbero essere immutabili divengono merce di scambio per non essere asociali, per fare le stesse cose che piacciono alla maggioranza… la stessa maggioranza che si contenta di criticare i politici quando della politica se ne frega… la stessa maggioranza che si professa laica e tollerante per poi chiudere un occhio quando sono altri ad essere discriminati…

“Dovresti soltanto aiutarmi a sostituire questa gomma… io proprio non so da dove cominciare!”

   Parole di circostanza. Parole rivolte ad una persona che non rivedrò mai più. E’ una sensazione che ricordo bene, indimenticabile. Un tempo amavo aiutare gli altri: mi prodigavo per migliorare le loro condizioni, per far loro favori in momenti di necessità. Tutto inutile. Nessuno di loro ricordava quanto ricevuto, nessuno di loro esprimeva la benché minima riconoscenza; nessuno di loro mi avrebbe mai aiutato nel momento del bisogno.
   Pensate che non abbia amici, vero? Avete pienamente ragione. E’ la semplice conseguenza della mia inadeguatezza nei rapporti sociali, nei rapporti con l’altro sesso, nei rapporti con le istituzioni, con i miei superiori… potrei andare avanti all’infinito.
   Ho dedotto che, molto semplicemente, sono fatto per vivere da solo. In barba alle convenzioni sociali e biologiche. Non ho bisogno di nessuno per sopravvivere.

“Grazie! Non so come avrei fatto senza il tuo aiuto”

   Altre inutili parole mi vengono rivolte. Sento quello strano senso di soddisfazione che poi si tramuterà in inevitabile risentimento quando lei scomparirà. Lei deve scomparire. Come tutti gli altri. Non c’è possibilità di trovare una persona che possa essere in sintonia con il mio essere. Eppure c’è qualcosa di diverso in lei. Cerco di razionalizzare ma i miei istinti prendono il sopravvento. E’ difficile essere freddi di fronte a qualcosa che tutti desideriamo nell’animo. Passo le mie giornate a convincermi di poter resistere… ma evidentemente è impossibile:

“Senti… se non vai di fretta, potrei offrirti un caffè?”

“Volentieri. Mi scuso ancora per il disturbo”

“Figurati”

   I miei gatti si fanno da parte, ancora dubbiosi. Se ne stanno in disparte, mi osservano come per accertarsi che tutto vada bene. Loro sono la mia coscienza critica, i miei implacabili censori. Sono anche degli incredibili rompicoglioni, lo ammetto… ma sanno tenermi compagnia.
   E’ passato qualche anno da quando un’altra persona fece il suo ingresso nella mia dimora: in quel caso si trattava di uno dei miei ultimi amici. Ci siamo salutati con l’intento di rivederci a breve… e io sto ancora aspettando. A nulla sono valsi i miei tentativi di recuperare i contatti: l’unica maniera era quella di rivolgermi ad un social network e, quant’è vero iddio, non lo farò mai. Non avranno mai la mia identità, il mio essere a loro disposizione e piacimento. Un po’ come quando decisi di liberarmi del cellulare. Non ne potevo più degli squilli di amichette interessate, dei messaggini buoni solo a trasmettere stupidaggini. Una volta tentai di intavolare con una persona un rapporto epistolare… e potete immaginare come fosse andata a finire. Non ricevetti mai risposta.

“Che bella casa che hai? Vivi da solo?”

“No. Vivo con quei due gattacci che hai visto all’ingresso. Sono delle brave bestie ma un po’ troppo diffidenti. Figurati che se fossi come loro non sarei nemmeno riuscito a rivolgerti la parola…”

   Porto avanti la conversazione senza troppo impegno. Leggo aperto disinteresse sul suo volto. Tra poco sbadiglierà, tirerà fuori il suo cellulare per controllare l’orario e casualmente si ricorderà di avere un altro impegno. Sarà l’ennesima dimostrazione che è del tutto inutile cercare di stabilire legami con altre persone. Devo solo mettermi l’anima in pace…

“Senti… ho capito che non ti vado a genio. E’ inutile che ci giri intorno”

“Ma che dici! Sei una bellissima ragazza… casomai sono io ad essere inadatto a rivogerti la parola…”

   Lei mi guarda, stupita. Ho detto una parola di troppo. Detta così suona come una dichiarazione. Qualcosa che la spingerebbe ad allontarsi all’istante. Lo sento…

“Meno male! E io che pensavo di non piacerti…”

   Sono sconvolto. Ma che razza di donna mi trovo davanti. Cose di questo genere le avevo viste solo in siti poco raccomandabili (e poi guardacaso li conoscono tutti). I miei bassi istinti esultano di fronte ad un’occasione tanto ghiotta. Lei sorride. D’altronde dirige il gioco, sa fin dove può arrivare, sa se sta prendendomi in giro o meno. La mia razionalità batte i pugni sul tavolo, richiama l’attenzione sul fatto che possa essere una trappola. E’ difficile prendere una decisione in pochi istanti, scegliere le parole giuste da dire. Non devo pensarci più di tanto… devo agire… ora!

“Miao!”

   Uno dei miei gatti ha fatto la sua mossa prima che potessi proferire parola. Sorrido. Dev’essere un segno del destino se persino quel terribile gatto nero, terrore dei bimbi del vicinato, aveva deciso di fidarsi di quella ragazza.

“Visto? Anche lui ha deciso di fidarsi di me…”

   E’ un sorrisetto da strega quello che mi rivolge. Sa che ormai sono in preda al suo incantesimo. Basta poco perché un uomo come me perda il senno. Mi sto sciogliendo come neve al sole… il cuore mi batte all’impazzata. Speravo che un momento come questo non arrivasse più, memore delle terribili delusioni vissute in passato. I giorni passati a cercare un modo per attirare le attenzioni di quella brunetta che sedeva nel banco davanti al mio. Dentro di me non pensavo ad altro. Pensavo alle sue labbra pronte a regalare i suoi baci, pensavo a quelle gambe mortificate da dei jeans che nascondevano la loro bellezza… ai suoi seni poco pronunciati, al suo profumo mai invadente, ai suoi occhi verdi come smeraldi. Pura immondizia adolescenziale. Poi arrivò la lettera d’amore, anacronistica ed inutile. Seguì sofferenza, voglia di morire, consapevolezza che la felicità non avrebbe mai fatto parte della mia esistenza.

“Se è così, mi arrendo. Non posso nulla di fronte a tanta grazia”

“Non mi adulare… sappi che la strada è ancora molto lunga”

   E’ iniziato. Il lungo cammino verso una felicità incerta. Ci sarà una costante lotta per stabilire il predominio dell’uno sull’altro. Una lotta di potere per stabilire chi tra i due deciderà le sorti dell’altro. I pensieri, gli ideali, le cose che si amano, le cose che si odiano… sacrifici, abiure, il tutto per raggiungere qualcosa che forse nemmeno esiste. La felicità, cos’è davvero?

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Informazioni su Fabio

Studente universitario (pessimo), scrittore a tempo perso, fine estimatore di libri e musica (ma anche no), nippomane.
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