Impressioni sulla discografia dei Beatles (da uno che non aveva mai ascoltato un disco dei Beatles)

Sui Beatles si è detto tutto e il contrario di tutto, e molte delle loro canzoni sono ascese nell’olimpo delle canzoni immortali e senza tempo. Non è mia intenzione esprimere un giudizio su di loro e neanche aggiungermi alle infinite recensioni sui loro dischi. Quel che voglio darvi è una serie di constatazioni sui loro dischi e sul perché, almeno una volta nella vita, possa valer la pena di imbarcarsi nell’impresa di ascoltare la loro discografia.

1) Please Please Me
L’esordio dei Beatles è un disco semplice e senza troppi effetti speciali: difatti l’intenzione di catturare la dimensione “live” del gruppo è riuscita appieno. Il disco che si compone di 14 pezzi per la durata di 33 minuti si basa su una formula figlia del suo tempo: pezzi brevi ed orecchiabili ed un cospicuo numero di cover rivisitate nello spirito del gruppo. Il disco mi ha in parte spiazzato ma si è rivelato tutto sommato piacevole.
2) With the Beatles
Squadra che vince non si cambia, infatti ci troviamo di fronte a quello che a tutti gli effetti voleva essere la riproposizione del primo album. Sinceramente non mi ha entusiasmato, ma si lascia ascoltare.
3) A Hard Day’s Night
Qui qualcosa inizia a cambiare: spariscono le cover e c’è un leggero indurimento nelle sonorità. Il canovaccio è sempre lo stesso del primo album, ma l’assenza di cover a mio parere lo rende più genuino e piacevole (senza contare che la titletrack è uno dei miei pezzi preferiti). Se dovessi consigliare un disco tra i primi quattro probabilmente questa sarebbe la mia scelta (anche se il primo album ha una sua importanza “storica”).
4) Beatles for Sale
Un netto passo indietro. Si torna alle consuetudini del primo album, ma stavolta (ci troviamo di fronte al terzo album con cover) la noia regna sovrana. E’ l’album che mi ha richiesto più sforzo per essere ascoltato fino alla fine. Per me senza dubbio il peggior disco dei Beatles.
5) Help!
Che dire di questo disco? Bellissimo! Degna prosecuzione del percorso iniziato con “A Hard Day’s Night”, è forse il primo disco di questo gruppo che mi ha catturato dall’inizio alla fine. Diversi pezzi memorabili che conoscono anche i sassi, ma anche le altre canzoni non sfigurano affatto. Primo dei dischi da avere senza se e senza ma.
6) Rubber Soul
L’evoluzione del gruppo continua e la distanza dal gruppo “che faceva canzonette” degli esordi continua ad aumentare. Forse è il primo disco “maturo” del gruppo, che li porterà verso i loro capolavori imprescindibili. Essenziale.
7) Revolver
La psichedelia e lo sperimentalismo si affacciano per la prima volta nella musica dei Beatles. L’effetto è incredibile e la trasformazione rispetto agli esordi è quasi completa. Nessuno nel ’63 avrebbe mai pensato che questi ragazzini potessero comporre un pezzo come Taxman o Tomorrow Never Knows (il mio cervello continuerà per sempre ad associarla a “Let forever be” con tanto di video annesso). Disco epocale.
8) Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band
L’apice della produzione dei Beatles, il disco “perfetto”: psichedelico, sognante, melodico, sperimentale. Potrei aggiungere aggettivi all’infinito ma non riuscirei a descrivervi le emozioni che ho provato ascoltandolo. Il mio disco preferito, quello che mi fa rimpiangere di non averli ascoltati prima.
9) Magical Mystery Tour
Una volta raggiunta la cima si può solo scendere, ma viste le altezze raggiunte in precedenza non è un grosso problema. Le sonorità sono la perfetta prosecuzione dell’album precedente, e l’atmosfera che si respira è gioiosa. Il difetto maggiore di questo album è quello di essere una raccolta di singoli: tutte bellissime canzoni, ma manca quel qualcosa che renda il disco magico come i precedenti.
10) The Beatles (White Album)
Il giocattolo si è rotto e quest’album ne è la prova definitiva. Un disco che suona come un collage dei contributi dei vari membri, lungo fino allo sfinimento e con pezzi quantomeno discutibili (Revolution 9). Per carità, con un po’ di fatica si arriva alla fine appagati e contenti, ma paragonare il viaggio compiuto fin’ora con quello proposto in questo disco è voler fare un torto a tutto quel che di buono i Beatles avevano fatto fino a qui. Da avere perché è un disco fondamentale e con tante belle canzoni, ma non credo che lo ascolterò tanto spesso.
11) Yellow Submarine
Secondo “non disco” dopo Magical Mystery Tour, questa volta molto meno significativo per la presenza di sole sei canzoni a firma Beatles (le restanti sono brani orchestrali tratti dal film). A me personalmente è piaciuto, ma concordo con le critiche che lo ritengono secondario e trascurabile.
12) Abbey Road
Quello che in teoria (nelle intenzioni del gruppo) doveva essere l’ultimo disco dei Beatles è una summa perfettamente riuscita della loro carriera. Anche se non suona compatto come Revolver o Sgt. Pepper’s il risultato è ugualmente memorabile. Mi riesce difficile pensare a come persone con idee così diverse riguardo la musica (nelle loro carriere soliste divergeranno enormemente) siano riuscite a mettere insieme il tutto in un disco bello come questo. Degna conclusione del viaggio.
13) Let It Be
L’ultimo album in realtà è il frutto di un tentativo (evidentemente non riuscito) di rimettere insieme il gruppo prima che Abbey Road fosse composto. L’album è fortemente disomogeneo e con alcuni pezzi a mio parere non molto riusciti. Il risultato è in parte apprezzabile ma non mi sentirei di consigliarlo del tutto.
14) The Mono Masters
Ma la discografia non era finita con Let It Be? Sbagliato! Perché oltre ai loro 13 LP i Beatles hanno composto una vagonata di singoli degni di essere ascoltati, e questa raccolta ve li consegna tutti (o quasi) pronti per un comodo ascolto. Le sensazioni sono diverse rispetto ai dischi, ma qui di belle canzoni ce ne sono quante ne volete. Da avere perché senza godete solo la metà 🙂

In conclusione: se avete il tempo e la voglia di intraprendere questo viaggio fatelo. Non spaventatevi se alcuni dischi vi suoneranno “strani” o noiosi, perché giunti alla fine sarete pienamente soddisfatti di quanto ascoltato, e forse vi verrà anche voglia di raccontarlo ai vostri amici 😀

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Informazioni su Fabio

Studente universitario (pessimo), scrittore a tempo perso, fine estimatore di libri e musica (ma anche no), nippomane.
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