Ergo Proxy: una promessa non mantenuta?

La domanda è sorta spontaneamente al termine della serata di ieri. La risposta, dopo aver cercato per un’ora un’interpretazione comprensibile della trama di Ergo Proxy (e vi assicuro che non è affatto facile) è affermativa.
Il mio punto di vista, per nulla ostico ad anime dai risvolti psicologici/lisergici/filosofici e chi più ne ha più ne metta tiene conto delle sensazioni provate durante la visione della serie e degli sforzi immani che ho fatto per mantenere alta la soglia di attenzione in episodi in cui semplicemente non accade nulla (e ce ne sono diversi, purtroppo 😦 ).
Ergo Proxy parte come il degno erede di Ghost in The Shell: ci cattura con il suo mondo decadente, l’azione e la complessità degli eventi. I primi episodi fanno gridare al miracolo.
Poi accade qualcosa e la trama subisce una battuta d’arresto. Anzi, a ben vedere tutto quello che abbiamo visto diviene totalmente inutile. Buona parte della serie è fatta di episodi autoconclusivi più o meno riusciti, tra i quali vengono inserite un paio di puntate fondamentali ai fini della comprensione della trama, ahimè inserite in una forma che definire criptica è non poco.
Gli ultimi tre episodi risollevano in parte le vicende di questo anime, ma anche la scelta del finale appare infelice: un chiarimento della situazione nei cinque minuti finali avrebbe dissolto i tanti dubbi che invece restano drammaticamente irrisolti.
E’ un anime che contiene molti spunti originali e diversi episodi interessanti ma nel complesso non è riuscito a piacermi.
Forse rivedendolo potrei apprezzare le infinite citazioni filosofiche o cogliere gli accenni di trama nascosti qua e là, ma per adesso proprio non ne ho voglia 😦 .
Da assumere con cautela.

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Informazioni su Fabio

Studente universitario (pessimo), scrittore a tempo perso, fine estimatore di libri e musica (ma anche no), nippomane.
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