Editoriale del 29 settembre 2011

Parole liberamente ispirate dalla serata di Rai4 + una lattina di birra. Buon ascolto.

Haruhi mi guarda attraverso la finestra. Non fa nulla per nascondersi ed evitare di essere scoperta. E’ come se il suo più grande desiderio fosse quello di attirare la mia attenzione.
E’ difficile attirare la mia attenzione: verso in uno stato catatonico e sono totalmente disinteressato al mondo esterno. E’ tutto già visto, già sentito. Andare a bere in quel locale, già fatto. Andare ad un concerto, già fatto. Bestemmiare in chiesa, già fatto. Parlare con Haruhi, già fatto.
La mia inutilità è un qualcosa di paradigmatico, come cercare ‘essere inutile’ su wikipedia. E’ inutile nascondersi, apparirei senz’altro.

“Ma io voglio solo sparire…”

Haruhi bussa alla mia porta. Sento il debole suono della sua voce che mi chiama. E’ tutto squisitamente attutito… come se fossi sotto l’effetto di un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina. Ma non prendo psicofarmaci. Io sono così, è la mia natura.
I suoni che provengono al di là della porta scompaiono, e il rumore di fondo generato dalla ventola del mio pc torna ad essere predominante. Nessuno può salvarmi, destare la mia attenzione, liberarmi dal mio inferno.

“E questo è assolutamente vero”

Quanti anni ho? Da quanto tempo sono ridotto così? Tempo fa queste domande erano in grado di smuovermi, così come parlare con Haruhi. C’era in me la speranza che le cose potessero cambiare, che la mia esistenza potesse prendere una direzione diversa.
Speravo davvero che esistesse l’amore.

“Mi ricordo di discorsi belli tondi e ragionevoli”

Quando ascoltavo la radio ogni domenica, alla stessa ora, in religiosa aspettativa. Affascinato, trovavo significati in ogni misera contraddizione, in ogni futile appiglio, in ogni illogica considerazione. Non ho più voglia di ascoltare le stesse parole… le conosco già.
Forse dovrei porre fine a tutto questo e risvegliarmi dall’incubo. Chissà se al mio risveglio troverò Haruhi ad aspettarmi dietro la porta, pronta a regalarmi i suoi sorrisi in cambio di qualche parola.

“Mi ami?”
“No.”

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Informazioni su Fabio

Studente universitario (pessimo), scrittore a tempo perso, fine estimatore di libri e musica (ma anche no), nippomane.
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