Radio Atashi presenta: “I racconti di Radio Atashi”

Un salve a tutti gli ascoltatori di Radio Atashi. Vorrei inaugurare una nuova rubrica, destinata (spero) a suscitare interesse in tutti voi.
Nel corso degli anni ho scritto alcuni racconti, e da oggi vorrei farveli leggere, cominciando da un racconto/riflessione su temi molto attuali.
Buon ascolto!

I Limiti della Conoscenza

Francesca guardò la luce, stupita. Erano anni che non osservava il risplendere della luna piena. Anni difficili, anni di silenziosa prigionia nel più angusto dei luoghi: la sua mente.
Ogni giorno le sembrava diverso dal precedente, ogni immagine si sovrapponeva sfocata ai flebili ricordi della sua follia: la ventola attaccata al soffitto, la tenue luce da 40 watt della lampada sullo scrittoio, gli occhi ricolmi di tristezza del ragazzo che amava, il solo che cercasse di farla rinsavire, il solo che…
Si fermò, immobile: non aveva alcuna intenzione di ricordare quel giorno, l’ultimo giorno prima del buio. Un’occhiata rapida intorno a lei, un sorriso accennato, un saluto: era giunto il momento di partire.

“Crea, distruggi, ricrea. Questo è il senso dei primi istanti di vita dell’Universo. Particelle prendono forma dall’enorme energia circostante, si annichiliscono e ritornano ad essere energia.”

“Da dove proviene l’energia che ha originato l’Universo?”

“Questa, come molte altre domande, è una domanda priva di risposta”

Il veicolo che la stava trasportando era un modesto furgone bianco, senza particolari segni di riconoscimento. Francesca era nascosta tra le merci trasportate, che a prima vista parevano accessori per il giardinaggio. Il viaggio proseguì senza intoppi verso la meta prestabilita, a parte un banale controllo della polizia, che non si prese la briga di accertarsi cosa ci fosse nel retro del furgone.
Lei sorrise al pensiero di essere trovata lì, accovacciata tra due scatole che sembravano contenere un tosaerba ed un gazebo.

“Da un po’ di anni a questa parte, l’uomo ha imparato a superare i limiti posti dallo studio degli elementi presenti in natura. Grazie al bombardamento con particelle alfa prima, e con atomi a basso numero atomico poi, abbiamo creato elementi non esistenti in natura. Molti di questi sono instabili, ma nulla esclude che si possa arrivare a scoprire nuovi elementi stabili con conseguenti rivoluzioni in campo scientifico…”

“Chi ci assicura che tutto questo sia possibile? Come possiamo escludere che non si tratti semplicemente di ricerca fine a se stessa?”

“Nessuno ci assicura nulla. Tuttavia è proprio questo lo spirito che ha portato l’umanità alle scoperte più straordinarie…”

“… e catastrofiche.”

Fulvio e Sergio la aiutarono a scendere dal furgone, e lei li ricambiò con un bacio sulla fronte. Arrivarono al limitare di un capanno abbandonato. Sergio prese alcune candele ed illuminò le stanze: tutto era identico a come lo avevano lasciato. Altre immagini invasero la sua mente: mani e braccia legate, stesa a letto con una orribile sensazione e poi…
Francesca scacciò nuovamente il ricordo dalla sua mente,  sforzandosi di apparire austera ed algida come era un tempo.

“Chi di voi mi sa dire come si è arrivati alla scoperta della struttura dell’atomo?”

“Grazie ad un esperimento eseguito da Rutherford: egli scoprì che bombardando con particelle alfa una lamina d’oro era possibile osservare deviazioni possibili solo se la carica positiva di un atomo fosse concentrata in una sua piccola parte, il nucleo”

“Esatto. E nessuno ricorda chi fu il primo a proporre una teoria atomica della materia?”

“Democrito, un filosofo dell’antica Grecia. Tale concezione fu ripresa anche da Lucrezio nel De Rerum Natura”

Sentirsi finalmente libera era una sensazione meravigliosa. Finalmente sarebbe potuta tornare ai suoi progetti, alle sue letture, alle sue gioie. Ma tutto questo voleva anche dire che sarebbe tornata a dov’era rimasta prima della malattia.
Sergio e Fulvio avevano lasciato ogni cosa al suo posto, avevano pulito e reso caldo quel luogo. Nessuno poteva immaginare che fosse abitato, guardando dall’esterno. Ma dentro, a discapito della mancanza di energia elettrica, tutto era perfetto.

“La fissione nucleare è un processo mediante il quale è possibile ricavare energia dalla fissione di atomi di alto numero atomico, detti fissili, attraverso il bombardamento di masse di materiale fissile con neutroni. Questo processo produce, come scarto di reazione, materiale radioattivo di difficile trattabilità”

“E’ questo che ha portato molte nazioni ad abbandonare l’uso dell’energia nucleare?”

“Anche. Dovete sapere che la reazione di fissione produce anche neutroni, in modo che la reazione possa alimentarsi autonomamente una volta iniziata. Se i meccanismi di controllo della reazione vengono meno, la reazione diviene incontrollabile.”

“Quindi in parole povere, si crea un’esplosione”

La luce filtrava fioca attraverso la stanza: la candela era stata posizionata sopra una sedia rappezzata, che si reggeva nonostante mancasse una gamba.
Lei questa volta non aveva dubbi, non aveva speranze, non voleva nient’altro che andare avanti. Chissà, pensò, se quelli del Ministero sapessero cosa fosse nascosto in quella casa, tra le quattro mura di quel casolare abbandonato. Nessuno venne a cercarla per quattro giorni e quattro notti, molto più del tempo di cui aveva bisogno.

“Siamo pronti a partire”

“Grazie Sergio. Avvisa Fulvio di indossare gli abiti adeguati per la festa di questa sera”

“Certamente. Desideri altro, Francy?”

“Che tu sparisca da questo mondo!”

Non si sarebbe mai abituata alla vista del sangue, meno che mai al sangue di uno dei suoi compagni. Ma Sergio, Sergio doveva pagare
per quello che aveva fatto… la credeva incosciente, lo stronzo!
Ed ora, con gli occhi rivolti al nulla, probabilmente aveva capito: nessun’altro l’avrebbe chiamata più ‘Francy’.

“Fulvio, dobbiamo andare”

“E Sergio dov’è?”

“Sergio ha fatto l’errore di prendersi troppa confidenza con me. Spero che tu non voglia fare lo stesso”

“Ho capito. I vestiti per dopo sono nel retro, assieme alla sorpresa”

“Benissimo. Abbiamo… 16 ore e mezza da adesso”

Di nuovo in viaggio verso la città, in viaggio verso il mondo che aveva fatto l’errore di riternerla folle, di disapprovare i suoi metodi, i suoi studi. Quel dottore che l’aveva convinta con i suoi modi suavi, con la sua gentilezza…

“No! Non adesso!”

“E perché mai? Non era questo quello che volevi?”

“Non così, non in questo modo!”

“Non sta a te decidere… sono io che ho il potere di farti quello che voglio!”

“Perché fai tutto questo?”

“Perché mi da un immenso piacere…”

Arrivata al punto prestabilito, si sentì quasi trasalire: quel ricordo l’aveva riportata alle ragioni del suo odio e del suo dolore. Mancavano poco più di 12 ore adesso, ore di frenesia, di finti ripensamenti, di finta pietà.

“Sei sicura di volerlo fare?”

“Non ho trascorso il mio tempo invana!”

“Ma vuoi davvero che migliaia di persone ci vadano di mezzo solo perché abitano qui?”

“Nessuno ha avuto pietà di me e dei miei studi!”

“A me non importa, dopotutto. E poi sono curioso di vedere che succederà”

Ormai tutto era stato sistemato: la bomba era stata piazzata dentro un condominio fatiscente, col timer che indicava 10 ore e 30 minuti.
In molti avevano riso delle potenzialità di un ordigno tale da distruggere un area di 250 kilometri, senza contare che il disarmo in atto aveva reso del tutto impossibile il solo pensare all’utilizzo di un’arma simile: utilizzarla voleva dire mettersi contro il mondo intero.

Non c’erano aree disponibili per la sperimentazione, dato che nessuno era intenzionato ad avere una ricaduta radioattiva su un’area che era del tutto impossibile determinare.
Ma lei aveva fatto i suoi studi, esaminato le statistiche ed i dati riguardanti altri esperimenti. Secondo le stime ottenute, aveva a disposizione otto ore di viaggio a velocità moderata per allontanarsi sufficientemente da evitare l’impatto. Poi, con calma e protezioni adeguate, sarebbe sfuggita all’olocausto nucleare che aspettava il paese. Chissà come avrebbe reagito lui, lontano per lavoro, a tutto questo.

“Ciao amore, sono passato a trovarti”

“…”

“Non fare sforzi! Il dottore dice che non dovresti esagerare”

“…”

“Non preoccuparti, tornerò sempre da te”

Un ampio sorriso le era dipinto sul volto: nessuno avrebbe più dubitato delle sue capacità. Avrebbero smesso di trattarla solo come una bambola di carne, solo come un oggetto da usare e gettare via. Anche lui avrebbe capito il suo dolore, la sua frustazione, il suo intimo bisogno di realizzare il progetto della sua vita.

“Com’è che l’ha chiamata?”

“La ‘Bomba Definitiva’. E’ l’arma che ogni paese vorrebbe. Ci pensi bene: può radere al suolo regioni intere”

“E’ una follia! Nessuno userebbe un’arma del genere”

“Farò richiesta esplicita al Ministero della Difesa: devono sapere delle possibilità offerte da quest’arma. Potrebbe cambiare gli equilibri sullo scacchiere internazionale”

Il Ministero rifiutò l’offerta e la politica del disarmo raggiunse la popolarità necessaria ad interrompere la proliferazione e lo sviluppo delle armi atomiche. Il progetto di Francesca era destinato a fallire in partenza, eppure…

“Non mi arrendo! Sergio, tu e il tuo amico dovete aiutarmi a finirla”

“Per te farei di tutto, Francy”

“Ho già capito quello che vuoi… lascia perdere”

“Fa lo stesso. E per quanto riguarda Fulvio?”

“E’ d’accordo anche lui. Dopotutto gli piacciono queste cose, no?”

Ormai erano quasi arrivati a destinazione. Per tutta la durata del viaggio di ritorno evitarono di parlare, ma lei non riuscì a togliersi dalla testa il dubbio, l’annoso dubbio che la tormentava:

“Perché non hai mai chiesto nulla in cambio per le cose che ti chiedevo fare?”

“Anche Sergio non ti ha mai chiesto nulla”

“Sergio voleva me… e in un certo senso, ha avuto quello che desiderava”

“Io non desidero nulla”

“Non aver paura di me. Dimmi il vero motivo per cui sei qui”

“Mi piace la ricerca sulle armi nucleari”

“Non credo sia quello il vero motivo”

“E allora quale sarebbe?”

Giugno era alle porte quando Fulvio stava per compiere sedici anni. Il caldo stava cominciando a farsi sentire, quando lui, estasiato da un libro di fisica, cominciò a chiedersi quale fosse il vero limite della ricerca, ovvero quale fosse il limite della conoscenza umana.

Era sempre affascinato dai capitoli sulla teoria quantistica, che descrivevano un mondo con regole totalmente differenti da quelle che aveva il mondo macroscopico. Da allora, non fece altro che chiedersi cosa ci fosse dietro la ricerca di una verità più profonda, dietro il continuo susseguirsi di dettagli riguardanti i primi istanti di vita dell’Universo. Tutto questo appariva ai suoi occhi come il chiaro segnale che l’attività di ricerca non fosse altro che il cercare risposte a domande, domande a cui nessuno dava una risposta certa. Le stesse domande che amava farsi ogni giorno.

“Sin da quando ti ho conosciuta, mi sono posto due domande: la prima era se tu facessi veramente sul serio, e la seconda che cosa sarebbe successo dopo. Ora che conosco la risposta alla prima, aspetterò nel bunker le risposte alla seconda”

“Tutto qui?”

“Certo. Che ti aspettavi, che lo facessi per lo stesso motivo di Sergio?”

“In un certo senso ci contavo”

“Perché?”

“Perché altrimenti non ha più senso farti vivere”

Il furgone arrestò la sua corsa al bordo di una strada di campagna. Francesca fece del suo meglio per sbarazzarsi del corpo di Fulvio, suo ultimo compagno in un avventura senza ritorno. Ormai aveva deciso: voleva tornare indietro a vedere cosa si provasse ad essere dentro il raggio dell’esplosione. In realtà, lo sapeva fin dall’inizio.
Lei aveva progettato la sua stessa morte, la fine delle sue ambizioni
e la fine delle sue ansie, delle sue paure. Usata dagli uomini, lei stessa ne usò due per realizzare il suo desiderio. Nessuno sarebbe tornato indietro a raccontare la storia, forse non ci sarebbe  nemmeno stato il tempo di chiedersi perché.
Gli occhi puntati sulla strada, in attesa del segnale che nessuno aspettava, in attesa del tempo infinito che separa il vivere dal morire. Ora era certa che lui avrebbe capito ogni cosa…

“Un ultima domanda…”

“Prego”

“Cosa ci fa credere che l’anima sia in grado di sopravvivere alla morte?”

“La fede”

“Se è così non ho paura di morire”

“Perché? Credi di aver fatto le cose giuste nella tua vita?”

“No. Sono solo convinto che sparendo nel nulla, non abbia nulla da aspettare dopo la morte”

Una luce accecante attraversò lo spazio di fronte a lei: l’onda d’urto la stava raggiungendo. Si sforzò di pensare alle cose belle che l’avevano sorretta in tutti quegli anni. Ma ne trovò una sola: l’istante che stava vivendo.

“E’ per questo motivo che i teologi del medioevo si sforzarono di trovare una dimostrazione dell’immortalità dell’anima?”

“Anche. Ma nessuno di noi può dare risposta a questa domanda, e per questo ognuno è libero di pensarla come vuole.”

“E’ il limite della conoscenza stabilito da Kant, vero?”

“Esattamente. E da allora in pochi arrischiano dimostrazioni scientifiche di ciò che è al di là della conoscenza umana.”

“Anche se dopotutto, continueremo a farci sempre queste domande”

Annunci

Informazioni su Fabio

Studente universitario (pessimo), scrittore a tempo perso, fine estimatore di libri e musica (ma anche no), nippomane.
Questa voce è stata pubblicata in I racconti di Radio Atashi e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Radio Atashi presenta: “I racconti di Radio Atashi”

  1. Piccola_iena ha detto:

    Finchè l’essere umano penserà di essere il dio indiscusso di questo mondo, non riuscirà a frenare la sua sete (a tratti anche malata) di conoscenza. E con questo, non voglio esser bigotta. Da biologa sarei un’ipocrita. Ciò che l’uomo non ha imparato (e credo non imparerà mai!) nella sua lungaa esistenza è che la conoscenza deve esser messa al servizio del bene, deve esser sfruttata come vantaggio duraturo e non come vantaggio temporaneo, con conseguenze catastrofiche. Ci lasciamo affascinare troppo spesso da luccichii finti, da finte stelle… Senza sapere che Madre Natura ci presenta ogni volta il conto, senza fare sconti…

    • Fabio ha detto:

      E’ molto complicato stabilire dei limiti… ed è ancor più complicato far sì che vengano accettati. Noi in questo siamo solo spettatori, nella speranza che chi abbia davvero il potere di decidere delle nostre vite e del destino della Terra non faccia stupidaggini. Sarebbe bello che la maggioranza delle persone pensasse davvero al bene comune… ma ciò non accadrà mai.
      Grazie per aver commentato 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...