A tratti

Oscurità. Freddo artificiale e caldo innaturale collidono senza vincitori nè vinti.
I miei occhi vagano. Non c’è niente da vedere tranne lo schermo bianco. Una serie di
caratteri si aggiunge ad intervalli irregolari. Una melodia inconsueta sullo sfondo
mi accompagna. Parole ormai dimenticate la integrano ed io ne derivo la consueta
sensazione piacevole. Nessun’altra tra le persone che conosco ne sarebbe capace.

Chiudo gli occhi per un istante, come per trarre sollievo ma è tutto inutile. Sono
perennemente stanco ed ogni azione richiede uno sforzo spropositato. Perché fare
qualcosa dopotutto? Il tempo non scorre indipendentemente dalle nostre azioni?
Sorrido. Se continuo a farmi domande ho ancora una speranza.

Aspetto la prossima traccia, aspetto che un qualsivoglia evento interrompa il tutto.
Non accadrà. E se dovesse succedere sarebbe l’ennesima conferma che qualcuno non ha
niente di meglio da fare che rompermi i coglioni. E’ una contraddizione? Certamente.
Anche il fatto che io sia ancora qui è una contraddizione. D’altronde non esiste
sistema filosofico privo di aporie.

La vita sociale mi aspetta a braccia aperte come un parente lontano che decide di farsi
vedere dopo dieci anni di assenza: sai benissimo che a lui non frega un cazzo di te ma
ti convinci comunque a rivederlo, ti illudi che stavolta le cose possano cambiare e
come volevasi dimostrare tutto torna esattamente come prima. Portasse un regalino almeno.

Cancello e riscrivo più volte la conclusione. Frasi prese paro paro dal pezzo che sto
ascoltando conferirebbero lo spessore ricercato per incastonare i concetti espressi nei
periodi precendenti. Ma il mio desiderio è quello di non inserire volutamente citazioni.
Alla fine delle citazioni non frega un cazzo a nessuno. A dirla tutta di qualunque parola
scritta qui non frega un cazzo a nessuno.

Tolti quei quattro gatti che finiscono per sbaglio qui ovviamente.
Un miao a tutti voi :*

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Tredici (spoiler: non è il totocalcio)

Ho immaginato questo post in molti modi. Ho immaginato una premessa necessaria, delle considerazioni sulle esperienze di vita vissuta che potrebbero migliorare l’empatia tra me e gli eventuali lettori. Ho persino considerato di evitare di aggiungere qualcosa ad un argomento tanto inflazionato come questa serie.

Ma non ci sono riuscito. Quando sono arrivato alla fine dell’undicesimo episodio ho capito che questa serie ha davvero qualcosa da dire e non è solo una bruttissima raccolta di situazioni disturbanti ma tristemente realistiche. Si dirà che è colpa del web bruttoecattivo, del mondo degli adulti che è tristemente scollegato da quello dei giovani e che alla fine è sempre colpa dei videogiochi violenti e dei cartoni animati giapponesi. Tutte balle. Chiunque sia stato adolescente sa benissimo che è un periodo dimmerda dove anche la minima cazzata si abbatte sulla tua esistenza come un macigno ed allo stesso tempo quasi nessuno ha la consapevolezza di fare realmente del male al suo prossimo.Per me guardare Tredici è stata un’esperienza disturbante ed in più di una situazione ho avuto la tentazione di fermarmi e lasciar perdere. Vi starete chiedendo cosa ci sia di bello in questo. Perché farsi del male? Perché guardare qualcosa che ci porta ansia e sofferenza?

La verità è che il modo migliore di comprendere davvero il messaggio di questa serie è semplicemente guardarla. Cercare di sopportare quei momenti in cui l’orrore ci assale e guardare senza distogliere lo sguardo. Non è affatto una serie per tutti ma vi consiglio vivamente di fare un tentativo.

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Blast from the Past! (“Enya”)

La nostra storia ha inizio nel lontano 1997. All’epoca il giovane protagonista non aveva  ancora le idee chiare su quali fossero i suoi generi musicali preferiti ma spaziava tra artisti diversissimi fra loro. Tra gli ascolti prediletti c’era un “best of” di una rinomata cantautrice di origine irlandese: con suo grande stupore in quella raccolta era riuscito a trovare molte melodie dimenticate, frammenti di un’infanzia che credeva perduti per sempre. Continua a leggere

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Il Mio Retrocomputer (prima parte)

Qualche giorno fa avevo buttato giù un po’ di righe pensando ad un nuovo mastodontico progetto letterario: raccontare la storia della mia vita da un punto di vista strettamente informatico. Dopo aver archiviato rapidamente la cosa sento però il bisogno di condividere quello spunto iniziale coi miei 24 lettori. Potrà non fregarvi ma a quei pezzi di ferraglia in fondo voglio ancora un gran bene. Continua a leggere

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Del perché guardare giocare gli altri possa essere più interessante che giocare al gioco stesso

Una delle obiezioni più frequenti nei confronti del fenomeno degli esports (e dello streaming di videogiochi in generale) è quella del “perché guardi gli altri giocare al posto di giocare?”.
Una prima risposta potrebbe essere quella di rievocare antichi ricordi legati alle sale giochi: in attesa del proprio turno o in presenza di un giocatore particolarmente abile guardare un altro giocare al posto nostro era un fatto piuttosto naturale. Oppure quelle occasioni in cui si andava a trovare un amico particolarmente preso da un gioco in single player e lo si osservava in attesa che finisse per poi fare altro. Alle volte la cosa poteva essere scocciante ma ho anche ottimi ricordi legati ad eventi del genere (come la prima run di Resident Evil).
Trovati esempi che risalgono ad ere in cui il concetto di streaming non esisteva ora passiamo all’analisi delle motivazioni che mi spingono a guardare altri giocare:
1) Interazione col giocatore
Coloro che amano frequentare streaming amatoriali sanno benissimo di cosa stiamo parlando. Questo è paragonabile a guardare un amico giocare, dargli consigli sul da farsi e godersi gli eventuali risultati. L’interazione tra gli spettatori amplifica di molto il tutto rendendo l’esperienza unica. Che sia cazzeggio senza pretese o scambio prolifico di opinioni adoro passare almeno un’ora ogni giorno in questa maniera. Evito di fare pubblicità al mio stream preferito perché non la merita 😀 .
2) Gioco competitivo
Ora qui dobbiamo aprire una ulteriore parentesi: premesso che non tutti i giochi siano competitivi è fuor di dubbio che una buona parte di essi si sia sempre prestata ad una competizione tra i giocatori. Se un tempo la competizione era squisitamente indiretta e si basava su punteggi o tempi di completamento con l’arrivo dei picchiaduro a torneo l’aspetto competitivo si è palesato in tutto il suo splendore. Non c’è voluto molto prima che si sia passati da scontri amatoriali a forme organizzate con tanto di premi. Dal punto di vista storico basti guardare a quello che Starcraft è riuscito a realizzare (tuttora ha ancora un grosso seguito) in Corea: le partite dei professionisti trasmesse attraverso i canali televisivi, i giocatori diventati delle celebrità esattamente come gli atleti e persino i primi scandali legati ad un giro di partite truccate e scommesse.
3) Imparare seguendo l’esempio dei giocatori migliori
Immaginate che mentre stiate imparando le basi di uno sport di avere le indicazioni di un atleta professionista. Imparereste più velocemente, giusto? Con i videogiochi è possibile trovare ad ogni ora del giorno e della notte qualcuno che gioca spiegando il perché delle sue azioni, delle sue scelte e magari anche dei suoi errori. E’ uno strumento potentissimo nelle mani di un osservatore attento che potrà replicare e sperimentare partendo da una base solida che altrimenti non avrebbe (o si sarebbe dovuto faticosamente costruire da solo). A questo proposito sono emblematici i video di sessioni di coaching dove un giocatore più esperto insegna ad un suo collega a migliorarsi.

Sulla base di queste argomentazioni che spero siano il più possibile oggettive concludo che in molti casi la tesi esposta possa essere vera. O almeno nel mio caso può essere una scusa plausibile per un utilizzo siffatto del mio tempo libero 🙂 .

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Recensioni di recensori: episodio pilota?

Passo un incredibile ammontare di tempo guardando video su Youtube. A conti fatti potrei dire tranquillamente che Youtube ha sostituito in tutto e per tutto il tempo passato a fare zapping alla ricerca di qualcosa di interessante. Ho una serie di canali che controllo ad intervalli regolari (no, non ho nessuna intenzione di iscrivermi o cose del genere) e di tanto in tanto vado anche a ruota libera e guardo cose un po’ a caso (guidato principalmente dalle passioni del momento).
Tra i tanti canali che mi appassionano ne ho uno che vorrei sottoporre alla vostra attenzione: https://www.youtube.com/user/phreakindee.

Il canale è chiamato “Lazy Game Reviews” che potrei tradurre con estrema libertà come “Recensioni di Giochi Scazzate” (pigre mi suona malissimo). A dispetto del nome non ci troviamo di fronte ad uno dei tanti imitatori del famosissimo AVGN (se non lo conoscete rimediate immediatamente!) ma ad un recensore di robe più o meno famose e più o meno improbabili. Non ho usato il termine “robe” a sproposito dato che tanti suoi video parlano di vecchi computer, accessori assurdi e sconosciuti ed anche mini documentari (semplicemente meravigliosi).
Ma non è tutto: spulciando si trovano anche dei video che definire “random” è un eufemismo (tipo lui che visita palazzi disabitati pronti alla demolizione, oppure un video psichedelico che mostra una ripresa velocizzata del tragitto percorso dalla sua macchina mandato rigorosamente al contrario).
Le rubriche del canale sono abbastanza varie e soddisfano un po’ tutti i gusti: dalle incursioni in negozi di usato (“LGR Thrifts“), agli improbabili “Oddware” (“hardware e software strano, dimenticato e obsoleto”) per poi arrivare a quelle che a mio parere sono l’apice della sua produzione ovvero le “Tech Tales” (“storie di ispirazione tecnologica, fallimento e tutto ciò che sta in mezzo”).
A dirla tutta non mancano video che mi hanno detto poco come quelli di gameplay (alcuni mi hanno anche divertito mentre altri non sono riuscito a vederli fino alla fine) e se odiate The Sims beh tenetevi pronti a saltare tanti dei suoi video 😀 .
In definitiva prendetevela comoda e date un’occhiata al canale: sono convinto che troverete sicuramente qualcosa di vostro gradimento 😉 .
E se mi dite che non capite l’inglese… beh, mi spiace tanto per voi 😀 .

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Dischi a caso: episodio pilota

Uno dei punti di vista privilegiati dalle intenzioni iniziali del blog doveva essere quello musicale. I dischi che mi piacciono, i pezzi che sto ascoltando in un determinato periodo, uno sguardo nostalgico agli album che avevano caratterizzato la mia adolescenza (che a detta di molti non è mai terminata 😀 ).
In questa nuova rubrica andremo a parlare di un disco rigorosamente preso a caso tra quelli che ho ascoltato ed ho a disposizione. Cominciamo! Continua a leggere

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