Tredici (spoiler: non è il totocalcio)

Ho immaginato questo post in molti modi. Ho immaginato una premessa necessaria, delle considerazioni sulle esperienze di vita vissuta che potrebbero migliorare l’empatia tra me e gli eventuali lettori. Ho persino considerato di evitare di aggiungere qualcosa ad un argomento tanto inflazionato come questa serie.

Ma non ci sono riuscito. Quando sono arrivato alla fine dell’undicesimo episodio ho capito che questa serie ha davvero qualcosa da dire e non è solo una bruttissima raccolta di situazioni disturbanti ma tristemente realistiche. Si dirà che è colpa del web bruttoecattivo, del mondo degli adulti che è tristemente scollegato da quello dei giovani e che alla fine è sempre colpa dei videogiochi violenti e dei cartoni animati giapponesi. Tutte balle. Chiunque sia stato adolescente sa benissimo che è un periodo dimmerda dove anche la minima cazzata si abbatte sulla tua esistenza come un macigno ed allo stesso tempo quasi nessuno ha la consapevolezza di fare realmente del male al suo prossimo.Per me guardare Tredici è stata un’esperienza disturbante ed in più di una situazione ho avuto la tentazione di fermarmi e lasciar perdere. Vi starete chiedendo cosa ci sia di bello in questo. Perché farsi del male? Perché guardare qualcosa che ci porta ansia e sofferenza?

La verità è che il modo migliore di comprendere davvero il messaggio di questa serie è semplicemente guardarla. Cercare di sopportare quei momenti in cui l’orrore ci assale e guardare senza distogliere lo sguardo. Non è affatto una serie per tutti ma vi consiglio vivamente di fare un tentativo.

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Blast from the Past! (“Enya”)

La nostra storia ha inizio nel lontano 1997. All’epoca il giovane protagonista non aveva  ancora le idee chiare su quali fossero i suoi generi musicali preferiti ma spaziava tra artisti diversissimi fra loro. Tra gli ascolti prediletti c’era un “best of” di una rinomata cantautrice di origine irlandese: con suo grande stupore in quella raccolta era riuscito a trovare molte melodie dimenticate, frammenti di un’infanzia che credeva perduti per sempre. Continua a leggere

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Il Mio Retrocomputer (prima parte)

Qualche giorno fa avevo buttato giù un po’ di righe pensando ad un nuovo mastodontico progetto letterario: raccontare la storia della mia vita da un punto di vista strettamente informatico. Dopo aver archiviato rapidamente la cosa sento però il bisogno di condividere quello spunto iniziale coi miei 24 lettori. Potrà non fregarvi ma a quei pezzi di ferraglia in fondo voglio ancora un gran bene. Continua a leggere

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Del perché guardare giocare gli altri possa essere più interessante che giocare al gioco stesso

Una delle obiezioni più frequenti nei confronti del fenomeno degli esports (e dello streaming di videogiochi in generale) è quella del “perché guardi gli altri giocare al posto di giocare?”.
Una prima risposta potrebbe essere quella di rievocare antichi ricordi legati alle sale giochi: in attesa del proprio turno o in presenza di un giocatore particolarmente abile guardare un altro giocare al posto nostro era un fatto piuttosto naturale. Oppure quelle occasioni in cui si andava a trovare un amico particolarmente preso da un gioco in single player e lo si osservava in attesa che finisse per poi fare altro. Alle volte la cosa poteva essere scocciante ma ho anche ottimi ricordi legati ad eventi del genere (come la prima run di Resident Evil).
Trovati esempi che risalgono ad ere in cui il concetto di streaming non esisteva ora passiamo all’analisi delle motivazioni che mi spingono a guardare altri giocare:
1) Interazione col giocatore
Coloro che amano frequentare streaming amatoriali sanno benissimo di cosa stiamo parlando. Questo è paragonabile a guardare un amico giocare, dargli consigli sul da farsi e godersi gli eventuali risultati. L’interazione tra gli spettatori amplifica di molto il tutto rendendo l’esperienza unica. Che sia cazzeggio senza pretese o scambio prolifico di opinioni adoro passare almeno un’ora ogni giorno in questa maniera. Evito di fare pubblicità al mio stream preferito perché non la merita 😀 .
2) Gioco competitivo
Ora qui dobbiamo aprire una ulteriore parentesi: premesso che non tutti i giochi siano competitivi è fuor di dubbio che una buona parte di essi si sia sempre prestata ad una competizione tra i giocatori. Se un tempo la competizione era squisitamente indiretta e si basava su punteggi o tempi di completamento con l’arrivo dei picchiaduro a torneo l’aspetto competitivo si è palesato in tutto il suo splendore. Non c’è voluto molto prima che si sia passati da scontri amatoriali a forme organizzate con tanto di premi. Dal punto di vista storico basti guardare a quello che Starcraft è riuscito a realizzare (tuttora ha ancora un grosso seguito) in Corea: le partite dei professionisti trasmesse attraverso i canali televisivi, i giocatori diventati delle celebrità esattamente come gli atleti e persino i primi scandali legati ad un giro di partite truccate e scommesse.
3) Imparare seguendo l’esempio dei giocatori migliori
Immaginate che mentre stiate imparando le basi di uno sport di avere le indicazioni di un atleta professionista. Imparereste più velocemente, giusto? Con i videogiochi è possibile trovare ad ogni ora del giorno e della notte qualcuno che gioca spiegando il perché delle sue azioni, delle sue scelte e magari anche dei suoi errori. E’ uno strumento potentissimo nelle mani di un osservatore attento che potrà replicare e sperimentare partendo da una base solida che altrimenti non avrebbe (o si sarebbe dovuto faticosamente costruire da solo). A questo proposito sono emblematici i video di sessioni di coaching dove un giocatore più esperto insegna ad un suo collega a migliorarsi.

Sulla base di queste argomentazioni che spero siano il più possibile oggettive concludo che in molti casi la tesi esposta possa essere vera. O almeno nel mio caso può essere una scusa plausibile per un utilizzo siffatto del mio tempo libero 🙂 .

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Recensioni di recensori: episodio pilota?

Passo un incredibile ammontare di tempo guardando video su Youtube. A conti fatti potrei dire tranquillamente che Youtube ha sostituito in tutto e per tutto il tempo passato a fare zapping alla ricerca di qualcosa di interessante. Ho una serie di canali che controllo ad intervalli regolari (no, non ho nessuna intenzione di iscrivermi o cose del genere) e di tanto in tanto vado anche a ruota libera e guardo cose un po’ a caso (guidato principalmente dalle passioni del momento).
Tra i tanti canali che mi appassionano ne ho uno che vorrei sottoporre alla vostra attenzione: https://www.youtube.com/user/phreakindee.

Il canale è chiamato “Lazy Game Reviews” che potrei tradurre con estrema libertà come “Recensioni di Giochi Scazzate” (pigre mi suona malissimo). A dispetto del nome non ci troviamo di fronte ad uno dei tanti imitatori del famosissimo AVGN (se non lo conoscete rimediate immediatamente!) ma ad un recensore di robe più o meno famose e più o meno improbabili. Non ho usato il termine “robe” a sproposito dato che tanti suoi video parlano di vecchi computer, accessori assurdi e sconosciuti ed anche mini documentari (semplicemente meravigliosi).
Ma non è tutto: spulciando si trovano anche dei video che definire “random” è un eufemismo (tipo lui che visita palazzi disabitati pronti alla demolizione, oppure un video psichedelico che mostra una ripresa velocizzata del tragitto percorso dalla sua macchina mandato rigorosamente al contrario).
Le rubriche del canale sono abbastanza varie e soddisfano un po’ tutti i gusti: dalle incursioni in negozi di usato (“LGR Thrifts“), agli improbabili “Oddware” (“hardware e software strano, dimenticato e obsoleto”) per poi arrivare a quelle che a mio parere sono l’apice della sua produzione ovvero le “Tech Tales” (“storie di ispirazione tecnologica, fallimento e tutto ciò che sta in mezzo”).
A dirla tutta non mancano video che mi hanno detto poco come quelli di gameplay (alcuni mi hanno anche divertito mentre altri non sono riuscito a vederli fino alla fine) e se odiate The Sims beh tenetevi pronti a saltare tanti dei suoi video 😀 .
In definitiva prendetevela comoda e date un’occhiata al canale: sono convinto che troverete sicuramente qualcosa di vostro gradimento 😉 .
E se mi dite che non capite l’inglese… beh, mi spiace tanto per voi 😀 .

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Dischi a caso: episodio pilota

Uno dei punti di vista privilegiati dalle intenzioni iniziali del blog doveva essere quello musicale. I dischi che mi piacciono, i pezzi che sto ascoltando in un determinato periodo, uno sguardo nostalgico agli album che avevano caratterizzato la mia adolescenza (che a detta di molti non è mai terminata 😀 ).
In questa nuova rubrica andremo a parlare di un disco rigorosamente preso a caso tra quelli che ho ascoltato ed ho a disposizione. Cominciamo! Continua a leggere

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Prologue – TotG – Epilogue

E’ da un po’ che non scrivo nulla di nuovo. Forse sto vivendo un momento della mia esistenza che mi impedisce di fare alcunchè, forse mi sto dedicando alla meditazione facendo esercizi di scrittura cieca, magari ho in mente un progetto Mayhem che non potrò realizzare per mancanza di adepti, probabilmente sto abusando dei periodi e della punteggiatura “causando l’allagamento di quella signora”, insomma volendo arrivare ad una conclusione ragionevole mi trovo a discorrere di argomenti che non interessano nessuno come un messaggio su whatsapp che scrivo e cancello in continuazione in un loop infinito che vede il trascorrere delle stagioni come lo scorrere dei minuti sul mio orologio a lancette.
Serve davvero a qualcuno e/o a qualcosa continuare a scrivere con la mia tastiera ad interruttori?
Potrei dirvi che le finali di League of Legends sono state magnifiche, ma perché togliervi la sorpresa di scoprirlo da soli?
Potrei insinuare che le teorie alla base della realtà siano tutte sbagliate e che dall’alto dei miei titoli di studio (inesistenti) che l’universo smetta di esistere nel momento in cui chiudo gli occhi… ma è già stato detto da qualcuno prima di me perciò passo.
Ci pensate ad un mondo in cui nessuno possa affermare nulla che sia stato affermato precedentemente? A che servirebbe allora la facoltà di parlare se nulla può essere espresso?
Le domande non sempre sono fatte per avere una risposta.
Mi sarebbe piaciuto parlare con Quorthon ma probabilmente a lui non sarebbe interessato.
Vorrei tanto un segnale, qualunque esso sia. Ma so già che non arriverà… Continua a leggere

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