Cinzia

Sono all’ultimo anno di Liceo quando per la prima volta sento parlare di Rat-Man. I toni con cui ne parla un collega di nerdismo mio compagno di classe sono esageratamente positivi. Questo supereroe che è una parodia ma al tempo stesso ha delle storie intricate ed una continuity mica da ridere. Non ci volle molto prima che mi facessi prestare un volumetto e da lì in poi iniziassi la mia collezione. Continua a leggere

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La Profezia dell’Armadillo: il film

Alcune cose accadono quasi per caso. A dirla tutta il pensiero di dedicarmi alla
visione del discusso film tratto dall’omonimo fumetto di Zerocalcare è presente sin
dalle prime notizie riguardanti la sua realizzazione. Poi è passato il tempo, il
buon Michele ha messo le mani avanti e tutto d’un tratto era combattuto sul fatto di
andare a vedere questo benedetto film. Stasera era prevista un’uscita con
gli amici, poi ho cercato di ripiegare invitando uno di loro a casa mia per una birra.
Incassato il dovuto rifiuto mi son detto: “e allora vediamocelo sto film!”.
Spettacolo delle 22 e 30, saletta sfigata dove avevo visto diversi anni prima un film
di Michael Moore ma non riesco a ricordare se fossi solo o c’era qualche altro
masochista a guardarlo con me. Stasera non è molto diverso: trovo un ragazzo che come
da manuale è appassionato di fumetti e anime. E’ convinto ci sia qualcun altro che
debba vedere il film, ma i minuti passano e non arriva nessuno. A dirla tutta pure la
proiezione comincia con qualche minuto di ridardo, inducendoci a pensare di aver
sbagliato sala. Dopo aver verificato che ovviamente la sala era quella giusta partono
i filmati pubblicitari. Sorrido al pensiero che qualcuno abbia pagato per far vedere
un messaggio pubblicitario a due sole persone e nel frattempo continuiamo scambiare
qualche parola. Il film comincia in modo inaspettato, come per mettere a proprio agio
gli estimatori del fumettista (e ribadire agli altri che sì, il protagonista della
storia fa disegnetti). La storia la conoscete tutti immagino e nel caso vi sia
sfuggito il caso editoriale degli ultimi anni vi rimando alla sinossi del film.
La domanda che mi facevo prima di entrare in sala era: ma quanto è rimasto del
fumetto di Zerocalcare in questo film? La risposta non è semplice.
Sulla carta le paure erano tutte concentrate sulla resa dell’armadillo e sul fatto
che le scenette (come quelle mostrate nei trailer) potessero essere delle pessime
imitazioni delle memorabili vignette. Dopo aver visto il film posso dire senza
alcun dubbio che la soluzione trovata per l’armadillo è a dir poco geniale e che le
scenette scorrono senza incidere negativamente sulla pellicola. Alcune più divertenti
di altre ma nel complesso riescono benissimo nello scopo (menzione d’onore per la
scena dei “pattini”). Il tema di fondo rispecchia benissimo lo spirito della storia
originale e le inevitabili aggiunte servono a darci un quadro un po’ meno scarno
del protagonista e degli altri personaggi. Si è calcata un po’ la mano nel rendere
il personaggio di Secco (e non credo che al diretto interessato la cosa possa fare
tanto piacere) ma anche in questo caso guardando all’insieme la cosa ci può stare.
Date le premesse potevamo trovarci di fronte ad una storia drammatica oppure ad una
commedia senza pretese: gli autori hanno cercato la via di mezzo ed a mio parere sono
pienamente riusciti nel loro intento. Viste le premesse mi aspettavo di peggio.
Ah, a proposito: il finale è memorabile 🙂

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13 x 2 = 26

Son passati sei mesi. Nelle mie intenzioni dovevano essere al massimo un paio, poi eventi che non sto qui a narrarvi mi hanno portato qua. Ho avuto da fare, diciamo.

Alla fine della prima stagione di Tredici (13 reasons why) mi era parso piuttosto chiaro che un seguito fosse assolutamente programmato. Pur chiudendo la narrazione in maniera soddisfacente restava nei fatti la curiosità nel vedere cosa sarebbe accaduto e quali sarebbero state le conseguenze. Il finale riusciva ad atterrire ed allo stesso tempo a fornirci una speranza che forse la giustizia avrebbe fatto il suo corso.

Se la prima stagione era un susseguirsi di eventi volti a costruire le circostanze per il suicidio di Hannah la seconda appare come l’esatto opposto. Tutto quello che Hannah ha voluto lasciar fuori, eventi più o meno plausibili mescolati con le narrazioni di parte che emergono dal processo intentato contro la scuola che diventa inevitabilmente un processo al vero “cattivo” della storia.

Alcune parti sono riuscite, altre ho faticato assai a sopportarle ed in più di un’occasione ho lasciato una puntata a metà per riprenderla in seguito. In pratica ho sofferto meno rispetto alla prima stagione che presenta un’atmosfera di fondo assai più cupa, ma in alcuni frangenti questa seconda stagione mi è parsa francamente meno coesa e lineare.

La prima serie, se se ne tollera il messaggio ed il modo in cui esso viene presentato è la classica serie da binge-watching che nonostante tutto non si riesce a smettere di vedere. La seconda a mio parere è una serie che si lascia guardare ma che si fatica a portare a termine. Il finale davvero aperto mi lascia pieno di dubbi nei confronti di una terza stagione. Il rischio tutt’altro che remoto è di arrivare ad un qualcosa di davvero inguardabile, e stavolta non credo che ci possano essere fantasmi in grado di salvare la baracca.

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Playlist del nuovo anno

In un’occasione precedente ho descritto il mio pensiero riguardo alla vigilia di Capodanno e visto che non ho nessuna intenzione di ripetermi o di scrivere una frase volgare per riassumere il tutto vi consiglio di leggerlo (se proprio ci tenete eh, mica mi offendo).

 

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A tratti

Oscurità. Freddo artificiale e caldo innaturale collidono senza vincitori nè vinti.
I miei occhi vagano. Non c’è niente da vedere tranne lo schermo bianco. Una serie di
caratteri si aggiunge ad intervalli irregolari. Una melodia inconsueta sullo sfondo
mi accompagna. Parole ormai dimenticate la integrano ed io ne derivo la consueta
sensazione piacevole. Nessun’altra tra le persone che conosco ne sarebbe capace.

Chiudo gli occhi per un istante, come per trarre sollievo ma è tutto inutile. Sono
perennemente stanco ed ogni azione richiede uno sforzo spropositato. Perché fare
qualcosa dopotutto? Il tempo non scorre indipendentemente dalle nostre azioni?
Sorrido. Se continuo a farmi domande ho ancora una speranza.

Aspetto la prossima traccia, aspetto che un qualsivoglia evento interrompa il tutto.
Non accadrà. E se dovesse succedere sarebbe l’ennesima conferma che qualcuno non ha
niente di meglio da fare che rompermi i coglioni. E’ una contraddizione? Certamente.
Anche il fatto che io sia ancora qui è una contraddizione. D’altronde non esiste
sistema filosofico privo di aporie.

La vita sociale mi aspetta a braccia aperte come un parente lontano che decide di farsi
vedere dopo dieci anni di assenza: sai benissimo che a lui non frega un cazzo di te ma
ti convinci comunque a rivederlo, ti illudi che stavolta le cose possano cambiare e
come volevasi dimostrare tutto torna esattamente come prima. Portasse un regalino almeno.

Cancello e riscrivo più volte la conclusione. Frasi prese paro paro dal pezzo che sto
ascoltando conferirebbero lo spessore ricercato per incastonare i concetti espressi nei
periodi precendenti. Ma il mio desiderio è quello di non inserire volutamente citazioni.
Alla fine delle citazioni non frega un cazzo a nessuno. A dirla tutta di qualunque parola
scritta qui non frega un cazzo a nessuno.

Tolti quei quattro gatti che finiscono per sbaglio qui ovviamente.
Un miao a tutti voi :*

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Tredici (spoiler: non è il totocalcio)

Ho immaginato questo post in molti modi. Ho immaginato una premessa necessaria, delle considerazioni sulle esperienze di vita vissuta che potrebbero migliorare l’empatia tra me e gli eventuali lettori. Ho persino considerato di evitare di aggiungere qualcosa ad un argomento tanto inflazionato come questa serie.

Ma non ci sono riuscito. Quando sono arrivato alla fine dell’undicesimo episodio ho capito che questa serie ha davvero qualcosa da dire e non è solo una bruttissima raccolta di situazioni disturbanti ma tristemente realistiche. Si dirà che è colpa del web bruttoecattivo, del mondo degli adulti che è tristemente scollegato da quello dei giovani e che alla fine è sempre colpa dei videogiochi violenti e dei cartoni animati giapponesi. Tutte balle. Chiunque sia stato adolescente sa benissimo che è un periodo dimmerda dove anche la minima cazzata si abbatte sulla tua esistenza come un macigno ed allo stesso tempo quasi nessuno ha la consapevolezza di fare realmente del male al suo prossimo.Per me guardare Tredici è stata un’esperienza disturbante ed in più di una situazione ho avuto la tentazione di fermarmi e lasciar perdere. Vi starete chiedendo cosa ci sia di bello in questo. Perché farsi del male? Perché guardare qualcosa che ci porta ansia e sofferenza?

La verità è che il modo migliore di comprendere davvero il messaggio di questa serie è semplicemente guardarla. Cercare di sopportare quei momenti in cui l’orrore ci assale e guardare senza distogliere lo sguardo. Non è affatto una serie per tutti ma vi consiglio vivamente di fare un tentativo.

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Blast from the Past! (“Enya”)

La nostra storia ha inizio nel lontano 1997. All’epoca il giovane protagonista non aveva  ancora le idee chiare su quali fossero i suoi generi musicali preferiti ma spaziava tra artisti diversissimi fra loro. Tra gli ascolti prediletti c’era un “best of” di una rinomata cantautrice di origine irlandese: con suo grande stupore in quella raccolta era riuscito a trovare molte melodie dimenticate, frammenti di un’infanzia che credeva perduti per sempre. Continua a leggere

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